BIOENERGETICA

LA DISCIPLINA PSICO-CORPOREA FONDATA
DA ALEXANDER LOWEN

COS'E' LA BIOENERGETICA?

La Bioenergetica è una disciplina fondata dal medico e psicoterapeuta Alexander Lowen, nato nel 1910 a New York, dove è sempre vissuto tranne il periodo degli studi di medicina a Ginevra, e morto nel 2008.
Allievo di Wilhelm Reich, che per primo aveva sottolineato l’importanza dell’analisi del carattere (1933), Lowen ha messo in luce come ognuno forma il proprio carattere, nei primissimi anni di vita, reagendo alle aggressioni e agli stimoli dell’ambiente e inibendo le proprie emozioni, il cui blocco si struttura a livello fisico.

Il suo primo libro, Il linguaggio del corpo (1958), apre una lunga serie di altre sue opere, che si conclude con l’autobiografia Onorare il corpo. La bioenergetica è un modo per stare bene e stare bene vuol dire essere in armonia con se stessi – con il corpo e la mente – e con la realtà che ci circonda, provare piacere ed essere in contatto con sensazioni, emozioni e sentimenti.

Partendo dall’assunto – peraltro oggi ampiamente riconosciuto – che corpo e mente sono funzionalmente identici (quel che accade nell’uno riflette quel che accade nell’altra e viceversa), la bioenergetica, che si può definire un modo di comprendere la personalità in termini energetici, associa il lavoro sul corpo a quello sulla mente per aiutare le persone ad affrontare i propri problemi esistenziali e relazionali e a realizzare al meglio le proprie capacità di provare piacere e gioia di vivere.
Ma grazie alla possibilità di agire anche fuori dall’ambito analitico, la Bioenergetica è una pratica molto efficace attraverso il lavoro corporeo: gli esercizi antistress e di autoregolazione. Messi a punto da Alexander Lowen e dalla moglie Leslie, gli esercizi bioenergetici sono un modo semplice, alla portata di tutti, per alleviare i blocchi e le tensioni muscolari, emotive e mentali e agire in modo efficace contro lo stress.

Il figlio di Alexander Lowen, Frederic, dirige la Alexander Lowen Foundation intitolata al padre e promuove la diffusione delle sue teorie e della sua visione del mondo.
Conosco personalmente Frederic e con lui abbiamo realizzato una serie di eventi nel maggio 2019, tra cui il convegno "STAY TUNED. La mediazione corporea nell'epoca degli iperconnessi".

COSA HO IMPARATO DALLA BIOENERGETICA
E COME LA UTILIZZO?

Dalla Bioenergetica di Alexander Lowen ho imparato che siamo corpo, ancor più che abbiamo un corpo.
Non si tratta di una finezza linguistica, ma di una rivoluzione.

Avere un corpo può scivolare nella reificazione: una “cosa” separata da me, se me è inteso come la coscienza del Sé.

Invece pensieri, emozioni, sensazioni, sono tutto corpo, che si manifesta nelle sue dimensioni, sovrapposte e funzionalmente identiche: quel che accade nel pensiero riflette quel che accade emotivamente e così via. La rigidità muscolare si esprime anche come rigidità del pensiero e come blocco emotivo.

Nel mio lavoro ne tengo conto quando, per entrare nelle cose importanti che i clienti scelgono di portarmi, posso proporre una traiettoria top down o bottom up: possiamo “entrare” dalla testa, dalle parole e riflessioni, e poi andare verso il basso, contattando le emozioni associate, i segnali e il linguaggio del corpo. O possiamo partire dal basso, da un gesto, un movimento, una sensazione, per farci portare verso l’alto, e mettere in parola. Il senso, la direzione, è sempre quella di promuovere consapevolezza, integrare le nostre dimensioni per essere interi e vitali.

Sì, perché la Bioenergetica, come dice il nome, si fonda sul concetto di energia e di vita: la vita, ridotta all’essenziale, è introdurre energia nel corpo attraverso la respirazione e l’alimentazione, elaborarla con il metabolismo e scaricarla nell’azione e nel movimento. Nell’organismo vitale sano, infatti, l’energia fluisce naturalmente nel corpo; la sua quantità e l’uso che ne facciamo sono determinanti per la risposta alle diverse situazioni.

Processi energetici, vitalità, salute sono dunque correlati: più siamo vivi, più energia abbiamo e viceversa. E mentre i bambini esprimono naturalmente flessibilità, eccitazione e gioia, in età adulta, pur non potendo evitare il processo d’invecchiamento che porta alla rigidità assoluta della morte, possiamo almeno intervenire sulle tensioni muscolari croniche dovute a stress e conflitti emotivi irrisolti che, cristallizzandosi, formano una vera e propria “struttura” caratteriale rigida.

Ne tengo conto anche ogni volta che traduco, o invito a tradurre le nostre parole in gesti e movimenti, perché si capiscono ancor meglio. Facciamo un esempio: se stiamo osservando che c’è un importante sbilanciamento verso gli altri, in chi aspetta conferme del proprio valore e si prodiga in mille modi per rispondere ai bisogni altrui, io lo faccio vedere con il corpo. E appare tanto più chiaro che quello sbilanciamento porta via l’equilibrio, dato dal protrarsi troppo, e che un buon compromesso, che permette di stare in piedi, è uno sbilanciamento “controllato” verso l‘avanti, con i piedi ben piantati per terra (il nostro radicamento) e il contatto con il proprio baricentro.

L’esperienza corporea favorisce una comprensione a più dimensioni.
Ne tengo conto quando osservo il livello energetico dei miei clienti. L’energia non è un concetto esoterico: è ciò che ci permette di vivere, muoverci, pensare, sentire, reagire. È la qualità e quantità di attivazione (in psicologia detta arousal) che varia a seconda della struttura caratteriale, del momento, ma anche di fattori “storici”: il momento che si sta attraversando, l’età, il livello di benessere/malessere. Imparare a riconoscere il proprio livello energetico è la porta d’accesso alla possibilità di “giocare” con l’energia, per regolarla meglio ogni qual volta la sentiamo dis-regolata.
Si tratta, a volte, di attivarla maggiormente, attraverso movimenti o gesti del corpo, perché stiamo andando nell’inattività, in stati depressivi o apatici. O di poterla scaricare se viene tenuta compressa, facendo i danni che da tempo anche la medicina ha ben messo in evidenza, o se viene agita in modo disfunzionale.

Un approccio che coinvolge anche la dimensione corporea richiede ancor più delicatezza: nulla avviene senza il permesso dei miei clienti, con i quali faccio un patto di alleanza basato sulla fiducia e il rispetto dell’autoregolazione.
Il cambiamento non avviene forzando, ma cercando insieme di favorire l’espressione piena e libera di ciò che c’è.
Una spinta gentile.

COSA HA DA DIRE LA BIOENERGETICA
AL NOSTRO MONDO CONTEMPORANEO?

La Bioenergetica e, in generale, gli approcci che privilegiano la mediazione corporea, nascono storicamente con l’intento di rimettere al centro la corporeità intesa come dimensione integrata e non separabile.
L’origine di questi approcci nell’America degli anni ’50 ha costituito parte della cosiddetta corrente “umanistica”: dalle due vie privilegiate di studio del funzionamento psicologico dell’essere umano (psicoanalisi e comportamentismo) e del trattamento dei suoi disagi, ne nasceva una terza, che metteva al centro la naturale tendenza dell’uomo allo sviluppo e al ben-essere e lo riconosceva protagonista del proprio percorso evolutivo.
Quante esperienze, studi, pratica in quegli anni, in cui finalmente si mettevano insieme corpo emozioni e pensiero e si dava all’esperienza, non più solo alla parola, il potere trasformativo.

E oggi?
Nell’epoca dell’iperconnessione virtuale, globalizzata e destinata a prendere forme inedite che ci portano a una in-corporeità mai vista prima nella storia umana, si apre una grande sfida che è quella di trovare nuove forme di espressione e contatto con il corpo: senza questa connessione siamo destinati a perdere vitalità e piacere.

L’ho sperimentato tante volte nel mio lavoro: quando si creano situazioni che permettono il contatto visivo e corporeo con gli altri, la connessione con sé e con le proprie sensazioni, la qualità dell’energia, della vitalità e del piacere della vita cambiano in modo potente, lasciando sopresi e increduli. Anche coloro che, poco abituati, hanno bisogno di tempo per avvicinarsi a nuove esperienze e avevano oramai lasciato a parte la possibilità di ritrovarsi in tutte le proprie dimensioni.

Nell’epoca della liquidità, in cui surfiamo in un paesaggio sociale, relazionale, lavorativo percepito come poco stabile, lavorare con la Bioenergetica può permettere di trovare e rafforzare il nostro “radicamento”: sentiamo di avere i piedi per terra, di essere in grado di reggerci, anche nell’incertezza. La terra su cui premiamo i piedi per sentirne il contatto diventa base sicura da cui muoverci, recuperando il senso della possibilità.

Nell’epoca delle dipendenze, nuove e vecchie, nelle tante forme che assumono, alimentate da una economia globale che ne ha bisogno per sopravvivere, la Bioenergetica lavora sulla scoperta, sempre delicata e mai forzata, delle forme di piacere che derivano dall’avere un buon contatto con sé e con gli altri, in un corpo vitale, che respira, accompagnato a liberarsi da tensioni che limitano e bloccano e sperimentare la spontaneità e la fluidità del movimento.

Nell’epoca della depressione, della vergogna e del senso di inadeguatezza agli alti livelli prestazionali attesi su più fronti, la Bioenergetica ci può mettere in contatto con ciò che siamo, così come siamo, accettandoci per ciò che sentiamo, onorando la nostra originalità.

La rigidità, del corpo e della mente, lascia spazio alla flessibilità resiliente. L’autenticità, espressa con coraggio, ci permette di stare bene in contatto con il nostro baricentro, senza perderlo, senza pendere, sbilanciandoci troppo, verso ciò che gli altri si aspettano da noi.

Alessandra Di Minno

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