FAMILY & KIDS

supporto psicologico e pedagogico alle famiglie

LE FAMIGLIE OGGI

Nell’osservare le famiglie non possiamo mai esimerci dal tenere conto del contesto entro cui si muovono: in questi decenni sono cambiate molte cose, dal punto di vista della distribuzione e gestione dei ruoli, dei modelli educativi e delle forme che assume. Parleremo, infatti, di famiglie perché le forme familiari sono diverse, ciascuna con una sua identità specifica, che non comporta maggiore o minore funzionalità, quanto caratteristiche ricorsive nelle dinamiche relazionali di cui occorre tenere conto.

Ma quali sono i tratti distintivi delle famiglie di oggi?
Come ogni gruppo, anche nelle famiglie, si alternano due processi di segno opposto: la tendenza alla coesione e lo sviluppo delle autonomie individuali. Tuttavia, anche questo va sempre contestualizzato: nelle famiglie degli anni ’50, per esempio, la spinta alla coesione era notevolmente dominante.
Oggi, la tendenza dominante è quella individualizzante: una crescente autonomia individuale, con un’organizzazione familiare in cui spesso entrambi i soggetti della coppia lavorano e portano a casa un reddito e in cui la divisione dei ruoli e dell’autorità è negoziata diversamente ed è più paritaria, sia nella relazione tra i genitori sia tra genitori e figli.
Questo, oltre alle scarse possibilità lavorative e al costo della vita, comporta una più lunga permanenza dei figli nella famiglia d’origine: nel 70% dei casi i figli vivono in famiglia fino a 30 anni.
Ragazzi e adulti sembrano molto meno toccati dalle differenze che, fino a pochi decenni fa, erano evidenti e indiscusse. Oggi c’è un legame di stretta intimità, scarsa conflittualità, minore spinta all’autonomia, maggiore condivisione soprattutto comunicativa.

I nuovi ruoli familiari sono molto meno definiti, quasi ri-negoziati giorno per giorno, come se si dovesse “conquistare” e affermare il proprio posto senza poter più contare su schemi e modelli di riferimento sociali predefiniti.
Allo stesso tempo l’innalzamento dell’età della popolazione rende la famiglia di oggi una famiglia multigenerazionale: sempre più spesso i giovani genitori si trovano a doversi occupare contemporaneamente dell’accudimento dei genitori anziani e dei figli piccoli, con tutto quel che comporta da un punto di vista economico, organizzativo ed emotivo/affettivo.
Con l’aumento delle separazioni, che la cultura attuale ha legittimato, sono tante le famiglie che attraversano fasi di separazione e riorganizzazione, spesso complesse e dolorose.
Allo stesso tempo sono in netto aumento le famiglie ricomposte, laddove si crea una coppia nuova con i figli di uno e entrambi: una nuova forma da costruire, rinegoziando le relazioni genitoriali di tutti e ritrovando consuetudini organizzative meno penalizzanti possibile. Nella delicatezza di questa riorganizzazione relazionale si è spesso soli, alle prese con sentimenti ambivalenti, con il disorientamento dei figli, più o meno espresso, e con l’esperienza di una genitorialità “sociale” oltre o al posto di quella “biologica”.

Un aspetto che accomuna tali famiglie a quelle omogenitoriali, composte cioè da una o più coppie (in questo caso si parla di co-parenting) omo-sessuali. Famiglie che hanno ancora dalla loro parte un vuoto legislativo, che si traduce in una mancanza di tutela per i genitori sociali e, di conseguenza, di tutto il nucleo.

Non avere tutela significa andare potenzialmente incontro a gravi problemi nel caso di decessi o separazioni: se la separazione, per esempio è conflittuale, il genitore biologico può impedire al genitore sociale di proseguire la relazione con i figli, causando forti sofferenze. Anche quando questo non accade, resta comunque un’ombra sempre presente nella vita della famiglia.

Negli ultimi anni abbiamo anche assistito a una crescita importante dei fenomeni migratori. La migrazione è un evento critico che comporta la separazione dalla propria casa e dal proprio Paese, dalla cultura, i costumi, i paesaggi, gli odori, il clima, le relazioni amicali e parentali, il sistema educativo e scolastico, e così via. Comporta il distacco dalle famiglie di origine e la dispersione delle reti primarie, dando il via a un difficile e a volte doloroso processo di transizione e cambiamento.
È un processo che coinvolge più generazioni, che attribuiscono significati e vivono spinte o resistenze differenti: i piccoli e i più giovani si sporgono in avanti verso il nuovo, per il forte bisogno di appartenere, gli adulti tendono maggiormente a tirarsi indietro, per preservare ciò che è noto.

IL MIO LAVORO CON LE FAMIGLIE

La famiglia che si presenta per chiedere aiuto non è semplicemente una somma di singole persone, ma un insieme unico e irrepetibile, in cui l’identità di ciascuno si modella sulla base delle complesse relazioni che si creano e ricreano di continuo. Condividere, da subito, questa prospettiva di visione può aiutare a contenere la tendenza a concentrare su un componente la responsabilità, se non la colpa, del malessere di tutti.

Ogni famiglia si presenta con una propria cultura e un proprio linguaggio specifico: modi di dire, visione condivisa delle cose, regole interne. Qualcosa che è per me importante imparare a riconoscere, così da non sovrapporre mie interpretazioni della realtà e restare bene in contatto con la sua vera identità. È, d’altro canto, un’occasione preziosa per la famiglia stessa, che mette in parola, magari per la prima volta, i tratti salienti che la caratterizzano, andando a scoprire anche quei vuoti comunicativi che generano fraintendimenti o sentimenti di solitudine.

Potersi dire apertamente che, nonostante le difficoltà, ci si vuole bene o esprimere, con l’aiuto di una terza persona “fuori dai giochi”, di cosa si sente bisogno, può già sbloccare energia trattenuta. Da qui potremo partire insieme per un viaggio che avrà come possibile meta la creazione condivisa di nuovi modi di essere e comunicare.

La prima fase sarà, dunque, quella di comprendere: arrivare a una visione di insieme di come funzionano le relazioni e dove si creano intoppi. Nel “tradurre” le incomprensioni ci accorgiamo che nascono da un linguaggio differente tra i membri della famiglia, sia per motivi caratteriali sia per motivi legati alle differenti età.

La mappa dell’Enneagramma è sempre uno strumento illuminante, che incuriosisce e dispone a una maggiore comprensione degli altri, quanto meno da parte degli adulti di casa e dei più figli più grandi (già dall’età delle medie i ragazzi sono capaci di farne buon uso). L'impegno di imparare a usare la mappa per farne uno strumento di uso quotidiano è motivo di possibile coesione e la sua concretezza lo rende utilizzabile da subito.

Occorre, a volte, soffermarsi anche sulle differenze legate all’età: i bambini hanno un linguaggio diverso, molto meno mediato dal cognitivo. E l’intensità emotiva che esprimono, oggi più mai, a volte è interpretata come segnale problematico o, nel migliore dei casi, come fastidiosa. La tendenza a leggere i comportamenti sotto un'unica lente indifferenziata, quella adulta, fa perdere di vista che i più piccoli hanno un funzionamento ancora immaturo, a livello di sistema nervoso, e una parte di spiegazione può essere illuminante.

La conclusione della prima fase di conoscenza coincide con la definizione comune degli obiettivi verso cui ci si vuole muovere. Questo aiuta a dosare le aspettative di cambiamento e ad attivare l’impegno attivo in step, negoziati e sentiti realisticamente praticabili.

Per cambiare è necessario accompagnare la famiglia ad aprirsi verso ciò che ancora non conosce: la tendenza a preservare quel che è abituale è sostenuta da rigidità e timore verso la novità. Non serve forzare, il passo deve potersi adattare, lasciando che il cambiamento avvenga perché porta effettivamente maggior benessere. Gli incontri, allora, diventano occasione di piccoli esperimenti, in cui il luogo neutro dello studio si fa scena su cui si imparano nuovi movimenti. Ristabilire la capacità di “giocare” con nuovi modi di comunicare e di muoversi in relazione agli altri alleggerisce e libera energia, messa insieme a favore di un contatto migliore e di strategie più funzionali.

I tempi del lavoro con le famiglie sono strutturati per lasciare che, tra un incontro e l’altro, ci sia modo di sperimentare quello che si sta imparando e osservare che cosa cambia nella quotidianità. La mia funzione è anche quella di continuare a nutrire la fiducia, accompagnando a vedere e apprezzare il cambiamento avvenuto e a confrontarlo con le richieste iniziali.

IO+TU=NOI  
Allenamento genitori-figli per la vita quotidiana

La vita quotidiana può essere una buona palestra per crescere, senza bisogno di inventare strabilianti metodi educativi, ma usando ciò che c’è con consapevolezza e imparando a sopravvivere ai momenti critici, arrivando a fine giornata con un bilancio positivo.
IO+TU=NOI è un ciclo di incontri rivolto a famiglie con figli tra i 9 e i 13 anni, che accompagna a comprendere meglio le differenze legate alle diverse età e sollecita a trovare buoni compromessi di convivenza.
Tre incontri di due ore circa per esplorare insieme il funzionamento dei bambini con l’aiuto delle neuroscienze e allenarci insieme a loro. Un percorso esperienziale, in cui gli argomenti sono trattati in un linguaggio a tutti comprensibile e ciascuno partecipa attivamente. A momenti di gruppo tra adulti e tra bambini/ragazzi, si alternano lavori individuali, di coppia genitori/figli.

Alessandra Di Minno

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