I NOSTRI RAGAZZI. Piccoli spunti per riflettere [BLOG G28]

Prima di partire mio figlio Pietro mi aveva detto, con la leggerezza simile alla brezza dei ragazzini come lui: “Che problema c’è, scrivi a tutti COMING SOON e stacchi per un po’”.
Era per il cruccio che mi stavo facendo a proposito di smettere di scrivere post per il mio Blog durante il periodo estivo stretto. Non per altro, ma sapevo che avrei già dovuto dedicare tante ore alla scrittura, per qualcosa di più grosso cui mi sto dedicando, e non ci sarebbe stato tutto quanto. 
Il coming soon alla fine non l’ho appeso, perché mi sembrava di darmi un’aria di troppa importanza. 
Ma il tempo di staccare, quello sì, l’ho preso, legittimandomi qualcosa che oggi a volte mi sembra difficile fare: sconnettersi. Sì, perché lui ha un bel da dire, ma da buon 07 non si è pressoché mai sconnesso dalle sue faccende virtuali.
Il primo settembre mi sembra un buon momento per la ripresa.
E comincio dal raccogliere, come sassolini e conchiglie sulla spiaggia, quel che questa vacanza mi ha lasciato e che vorrei tenere a vista per non dimenticare. 

Primo. 
Gli 07 non sono un’abbreviazione dei più famosi agenti investigativi segreti britannici, ma il modo in cui i ragazzetti di oggi si presentano. Il “quanti anni hai?” è stato sostituito da “di che anno sei?”, come si soleva fare tra commilitoni. 
“È una 06”, mi dice Silvia per darmi qualche informazione base su una nuova amica.
Simpatico. È l’evolversi del linguaggio, che, come sempre, segue i cambiamenti della società.
Forse gli anni ’00 sono un dato significativo da nominare, una sorta di denominatore comune che appartiene solo a loro, gli Igen, come qualcuno li ha battezzati, che sono tutt’altro dai Millenial o, andando a ritroso, dalla Generazione X e, figuriamoci, dai Baby Boomers.
Comunque c’era anche una 010 nella combriccola estiva, nessuno resta escluso, anche se si compone di tre cifre.

Secondo. 
Gli 07 sono acrobati in bilico tra due mondi: non appartengono più all’uno e non sono ancora dell’altro e per questo camminano su una striscia sottile.
L’anticamera dell’adolescenza è un tempo parzialmente sgraziato, ma teneramente impegnato a compiere quel passaggio tra l’essere nettamente bambini e bambine e il diventare sfacciatamente ragazzi e ragazze.
A partire dal corpo che si contorce, si espande, si riempie di attesa e intanto emette movimenti incerti, sfrontati, maldestri.
Fino ad arrivare al linguaggio, che esagera, sperimenta possibilità, testa i limiti, sfodera volgarità, intavola discorsi in bilico tra i due mondi, che non sanno ancora dove cadere.
Essere acrobati non è per certo facile. Forse non lo è nemmeno essere un/una 07 o giù di lì.

Terzo.
Non scopro l’acqua calda, quindi potrei saltarlo. Ma che maschi e femmine hanno tempi di evoluzione differenti, con le femmine in testa, è un fatto. Ovvio non vuol dire banale. Ha un peso specifico nelle relazioni, nel senso di sé, nell’attesa ansiosa di questi benedetti centimetri che non arrivano. E se non arrivano mai? E se non sarò mai all’altezza? E qui ci siamo, con entrambi i piedi dentro la melma del dover a tutti costi essere “praticamente perfetti sotto ogni aspetto” (cit. Mary Poppins) e, di conseguenza, popolari, ah sì, da non dimenticare popolare, con conseguente disastro emotivo ogni volta che di questo non c’è conferma.
Ma ora non sto già più parlando degli 07. Quanto di noi tutti.

Quarto.
La pigrizia generazionale mi annienta. Resto ogni volta impreparata, disarmata, infastidita, e un elenco che finisce comunque male. D’altro canto nel virtuale, l’altra metà della mela dentro cui si svolge la vita degli 05, 06, 07 e via dicendo, si sta seduti, testa abbassata, spalle incurvate, massimo dispendio energetico le dita che vanno qua e là sul display. Il corpo si raggrinzisce perdendo energia, perché l’energia si rigenera muovendolo il corpo, oltre che dormendo la notte. Se si tende a dormire sempre più tardi (sempre per via dell’altra metà mela) e si sta a lungo coi dispositivi in mano nulla si rigenera per bene.

Quinto.
La bella notizia, a ridare luminosità al punto precedente, è la destrezza mediatica, informatica, intuitiva che procede per prove ed errori e gli errori finiscono per non contare perché prima o poi si arriva alla soluzione. Insomma, ci sanno fare per davvero. E cercano. Quando mio padre, davanti alla richiesta di spiegazione di una parola che non conoscevo, mi rispondeva “Vocabolario!”, io desistevo 9 volte su 10 e restavo ignorante.
Gli 05, 06, 07 e via dicendo cercano automaticamente sui Wiki vari e, con la stessa destrezza, scoprono cose alla velocità della luce. E nutrono la curiosità, che è uno dei sali della vita.

Sesto.
La magia della relazione è il rimedio universale alla non autosufficienza dell’essere umano.
Da soli non si diventa grandi. Per traghettare dal bambino all’adulto sono le relazioni che fanno da imbarcazione principale. Fortunatamente anche agli Igen 00 e così via si illuminano gli occhi quando si vedono tra loro, anche quando non lo danno troppo a vedere.
Spingiamoli gentilmente a ogni occasione possibile a fare i conti con il genere umano. Li salva e li nutre.

Tutto questo per dire che: osservando, stando, scrutando, pazientando, empatizzando, curiosando, prendendosi tempo, si imparano cose su questa specie umana che sono i nostri ragazzi.
E quel che ne esce è di buona qualità. Crediamoci.

Intanto i miei due 07 il 15 alle 15.15 di 13 anni fa mettevano in naso fuori dalla mia pancia ed emettevano il loro primo commento. Cui seguiva uno scroscio di pianto intriso di gioia che mai dimenticherò.
Nel bel mezzo dell’estate abbiamo onorato anche quel giorno.
Grazie, vita, per questo dono che mi è sempre sembrato più grande di quanto osassi desiderare.

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