La controforza della gentilezza [BLOG G34]

E così il piccolo di gatto preso a calci per diletto è morto.
Non sono nemmeno riuscita a guardare il video. Solo l’idea è raccapricciante.
Non voglio in alcun modo contribuire alla soddisfazione di colui che, per gonfiare la sua popolarità, lo ha confezionato e gettato in giro per la rete. È diventato virale, sì, nel senso che è malato e si diffonde come un contagio un video-messaggio così.

Mi giro e guardo Gatto Pigna, il mio collega felino.
Dorme comodo sulla sua poltrona rossa e posso dirmi in pace per le condizioni di vita che gli garantisco: ha una casa calda, cibo a volontà, esce quando vuole, rientra alle ore più disparate a suo piacimento.
Facile, allora: io sono buona e il tipo di cui sopra un disgraziato assassino.

Sulla mucca anonima che vive 24 ore su 24, 365 giorni su 365 attaccata a un metro di catena, ferma immobile, allontanata forzatamente dai suoi piccoli che chiama con muggiti strazianti, non gira nessun video virale.
Giusto per fare un esempio. 

Se ci penso mi prende uno sgomento e mi vergogno di me, che faccio parte del sistema contro-natura che abbiamo messo in piedi, lo alimento muovendomici attivamente, e mi sento un moscerino rispetto alla vastità dei gesti crudeli di cui siamo capaci. Nei confronti degli animali e nei confronti degli esseri umani, tantissimi, che versano in condizioni di vita dis-umane.

È certo che io non farei male fisicamente a nessun essere vivente; ma, indirettamente, lo faccio di continuo.
Emotivamente, anche. Basta niente per farsi del male.

E quindi?
E quindi parlo di gentilezza.
Perché se resto impigliata nel disastro mondiale che abbiamo edificato con tanta incuranza dei suoi effetti mi prende lo sconforto e scivolo in un senso soffocante di impotenza.
E oggi l’impotenza è un sentimento dilagante, perché tutto sembra sempre troppo poco alla nostra portata.

La gentilezza, invece, è alla mia portata, sempre, ovunque.
È qualcosa che lavora incessantemente e cuce connessioni buone.
È una qualità possibile del tessuto delle vite quotidiane.

“Buongiorno, ragazzi” con un sorriso è diverso da “Alzati, dai, che siamo già in ritardo”. Sì, perché non è che serve immaginare chissà quali usi, della gentilezza.
Chiedere “come stai?” e aspettare per davvero la risposta, e non adempiere a un copione rituale da ascensore, è un gesto gentile che fa sentire l’altro oggetto di attenzione. E di quanta attenzione c’è bisogno lo sappiamo tutti.

Piccoli piaceri, scambi di libri, di idee, “faccio la spesa, ti serve qualcosa?”, guardarsi negli occhi è gentilezza.
Annaffiare la curiosità verso la diversità degli altri e deporre le armi del giudizio continuo è gentilezza. 
Portare attenzione a cosa si dice, si scrive, a come lo si dice e a come lo si scrive è gentilezza.
Curare i dettagli, è gentilezza.

Insomma, potremmo compilare lunghi elenchi di possibilità quotidiane.
Ma prima occorre capire se siamo d’accordo sul valore che ha.
Sul contributo reale che dà alla costruzione e manutenzione di qualcosa che faccia da potentissimo competitor a tutte le schifezze che girano per il mondo, virtuale e reale.

Per non essere fraintesa come visionaria di una versione mulinobianco della vita, aggiungo che la gentilezza non fa rima con pace a tutti i costi. Di pace in questo momento ne respiro ben poca attorno.
Però si può dibattere con gentilezza, senza scannarci di continuo in infiniti ping pong senza esito.
Si può litigare anche, con rabbia, ma senza rinunciare all’alleanza di trovare, nei tempi possibili, la gentilezza del “riparare” e del ritrovarsi.
Si può lottare contro qualcosa che non ci va bene; affrontare il capo, i colleghi, redarguire i “sottoposti” senza perdere la gentilezza. 
Gentilezza non è rinunciare a dire, non è farsi andare bene, nemmeno mandar giù soprusi.

Per me è affermare sé avendo cura di preservare l’altro.
È un’arte, non una favoletta.
Un allenamento quotidiano, non un innato sapere.
Una linfa vitale, non una spolverata dolciastra di cui si potrebbe fare a meno. 

Il video del gattino ci indigna tutti. Ma domani non ci penseremo già più.
Spargere gentilezza a ogni occasione che ci è possibile, invece, ci rende potenti.

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