[Caro Babbo Natale… G41]

Caro Babbo Natale,
dimmi come si fa.

Dimmi come si fa, domani, a celebrare la vita che nasce e rinasce, stupendocene ancora.
A prendere dallo scaffale il romanzo che sono e leggermi la mia vita imparandoci cose.
A ritrovare le vecchie pellicole dei natali già passati e gustarmeli come un buon film, insieme a una tazza di latte caldo.

A riscoprirmi, bambina, quella volta nel cuore della notte e col cuore nella gola, l’ardire di coglierti in flagrante a sistemare i tuoi doni e sfamare le renne.
La manina tremante sulla porta, un ripensamento e via di corsa, sotto le coperte, ad aspettare il chiaro del mattino, lasciando intatto il mistero che ci portiamo addosso.

Dimmi come si fa, domani, quando saremo alla tavola coi piatti caldi di cose buone fatte in casa, a guardare le persone che amo e ringraziare, dentro al cuore, per i doni che sono, senza saperlo, forse.
Percorrerli tutti, uno per uno, e indovinare quell’amore e quel dolore che nascondono nel fondo.

Ripassare che sapori aggiungono ai miei giorni.
Ricantare le melodie che mi suggeriscono i loro volti.

Dimmi come si fa a mangiarci con gusto i frutti succulenti delle nostre storie intrecciate, senza scartare nulla.
A stringerci accanto, sotto coperte morbide, per godere della lievità dei nostri abbracci, sapendo che nulla è per sempre e tutto lo è comunque.

Dimmi come si fa, domani, a essere io stessa un dono per chi mi vive e passa accanto in questa vita.
A essere un dono artigianale, manufatto e imperfetto, ma unico e, per buona sorte, irripetibile.
A lasciarmi scartare per farmi scoprire senza negarmi; a lasciarmi guardare per come sono, senza barare.
A scaldare il cuore di chi mi incontra, a lasciargli addosso le mie impronte, a nutrire un poco chi mi legge.

Dimmi come si fa a essere donne e uomini capaci di costruire mondi possibili e vivibili, ma per davvero, 
da lasciare nelle mani di questi figli, che meritano il meglio che possiamo inventarci.

Caro Babbo Natale, scrivi tutto in una busta 
e chiudila di ceralacca rossa, ché io sappia che è per me.
Infilala sotto la porta, senza darti troppo disturbo, 
ché io la ritrovi al mio risveglio.

La prenderò tra le mani, trepidante, 
e leggerò tuttodunfiato accanto all’albero illuminato.
E sarò grata, Babbo Natale, sarò grata per la magia: 
quel tocco che fa questo giorno, come ogni giorno, diverso da tutti gli altri.

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