Perché dovrei andare dalla psicologa?!

Partiamo dall’inizio.
Dal 
chiederci cosa potrebbe spingerci a rivolgerci a un professionista per chiedere aiuto e farci accompagnare per un pezzetto di strada.

Sarà capitato anche a voi.
Che un’amica, una madre, una fidanzata, un’insegnante vi abbia proposto di pensarci su, che poteva essere utile o addirittura necessario. Probabilmente in occasione di un periodo buio o di un vostro sfogo per qualcosa che continua ad andare storto.
Oppure no, non vi è capitato, ma lo avete pensato per conto vostro, in qualche momento particolare, aprendovi la possibilità e poi riponendola nel cassetto per un eventuale altro momento.
A ogni modo è una domanda che merita di essere presa sul serio, perché si tratta di una scelta che ci impegna e deve valerne la pena.
Io comincio a riformularla in altro modo, per renderla più completa e accompagnare a cercare possibili risposte il più possibile realistiche e chiare.
Perché chiedere aiuto a un/una professionista?
E resto vaga per scelta perché la successiva domanda, che tratterò nel prossimo articolo, sarà: quale professionista può fare il caso mio? Ovvero, non diamo per scontato che sia proprio lo o la psicologo/a la figura più in linea coi nostri bisogni.

Perché stiamo male

È il motivo prevalente che ci porta a chiedere aiuto. Perché il male si fa acuto e difficile da sopportare; o perché dura a lungo e ne siamo logorati. O perché il nostro male riverbera sulle persone che ci vivono vicine.
Quando parlo di “male” penso a tutte le volte che accade qualcosa nella vita di doloroso, inaspettato, difficile: un lutto, una separazione, una malattia, la perdita del lavoro, dell’amore…
Penso anche al “male” che deriva dal nostro modo di stare nel mondo, in relazione, nella coppia, coi figli; alla solitudine, alla paura, alla rabbia, al dolore, all’avere avuto una storia di bambine e bambini difficile e portarne ancora i segni e le ferite.
Tutto il nostro essere tende spontaneamente e naturalmente al ben-essere, ma stare bene spesso non è un dato di partenza; è qualcosa cui si arriva, che si conquista, lavorandoci su, con pazienza e fiducia.
Se stiamo male non “funzioniamo” al meglio delle nostre possibilità. Le emozioni ci tengono in scacco o ci tolgono energie. I pensieri sono spesso catturati dal malessere e perdiamo in lucidità. Il corpo è sottoposto a uno stress che fatica a portare e che segnala con sintomi o con rigidità o, ancora, con una sorta di anestesia emozionale e fisica, che ci serve a sentire meno il male. Ma attenzione: sentire meno il male significa anche abituarsi a sentire meno il bene.

Perché una relazione non funziona

La maggior parte delle volte quel che ci fa stare male ha a che fare con le relazioni, passate e presenti.
Siamo esseri relazionali, lo ripeto sempre, per scansare quell’equivoco sempre in agguato di potercela o dovercela cavare da soli. Siamo nati da una relazione tra cellule diverse e viviamo da sempre e per sempre in connessione con simili che servono per regolare reciprocamente i nostri stati. Approfondiremo anche questo, perché oggi c’è una ricchezza di studi che dimostrano come il nostro funzionamento volga al ben-essere nel momento in cui sa stare bene in relazione con gli altri e con l’ambiente di cui facciamo parte.
Ma le difficoltà sono tante e anche le aspettative, le delusioni, i conflitti.
Prendere in mano le proprie relazioni è un atto d’amore verso noi stessi e gli altri.
Un atto di coraggio che sempre avrà un ritorno.

Perché abbiamo bisogno di fare chiarezza

Ciascuno di noi ha una sorta di “paesaggio interno” intimo, fatto di quello che sentiamo e pensiamo.
E di un “paesaggio esterno”, il contesto di vita in cui ci muoviamo: la casa, la famiglia, le relazioni intime, il lavoro, la quotidianità, l’ambiente sociale più ampio.
A volte il paesaggio interno può essere avvolto nella nebbia: non capiamo bene cosa proviamo, cosa vogliamo, non sappiamo che cosa scegliere, siamo sopraffatti dai dubbi. Oppure è il paesaggio esterno a essere per noi inospitale, che ci fa stare costantemente in allerta, che non capiamo, dentro il quale non sappiamo bene come muoverci.
Abbiamo bisogno di fare chiarezza, di vedere bene.

Perché siamo pronti per affrontare un problema

Ci troviamo d’improvviso un problema che non sappiamo da che parte prendere. Oppure arriva il momento che finalmente ci sentiamo pronti a prendere in mano una difficoltà, una relazione o una nostra fragilità. Può darsi che qualcuno di vicino ci abbia raccontato di stare meglio proprio per avere lavorato su di sé. Oppure che sentiamo di meritare qualcosa di più. A volte basta un libro, che ci apre nuove possibilità, un nuovo lavoro o una maggiore stabilità che ci fa venire il coraggio e il desiderio di fare ancora meglio, di non accontentarci.

Perché vogliamo stare meglio nelle relazioni

Dal momento in cui nasciamo e per tutta la vita viviamo dentro relazioni che hanno forme, qualità e caratteristiche diverse.
Lavorative, amicali, genitoriali, sentimentali.
Ma stare in relazione è un mestiere difficile che richiede cura, flessibilità, capacità di adattamento, equilibrio tra dare e prendere, affermare e accogliere.
Ci sono momenti in cui fatti della vita o della quotidianità ci mettono a confronto con un nostro modo di stare in relazione che non ci soddisfa o ci crea malessere. E vorremmo imparare qualcosa di nuovo, di diverso, uscendo dalla trappola di aspettare che gli altri cambino per poter stare meglio e prendendosi il potere di agire direttamente noi su quel che non va.

Perché abbiamo bisogno di un contatto buono

E non per ultimo capita che ci venga da contattare un/una professionista perché abbiamo bisogno di una relazione umana che ci accolga, ascolti, sostenga, sia accanto. Gli amici o i parenti o i colleghi sono troppo “dentro” la nostra vita. E tendono a dare consigli, a dire “come dovremmo fare”. Mentre a volte noi abbiamo solo bisogno di qualcuno che ci prenda per come siamo. Senza aspettarsi nulla, senza fare pressione, senza rimanerci male, senza giudizio.

Dunque non c’è nessun devo.
C’è il diritto di stare bene.
C’è possibilità.

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