PSICOLOGIA CLINICA

PERCORSI DI SOSTEGNO PSICOLOGICO

LA LAVORO CON GLI ADULTI

COLLOQUIO PRELIMINARE GRATUITO
I percorsi one-to-one con gli adulti hanno inizio con un colloquio preliminare gratuito, e senza impegno, in cui facciamo una prima conoscenza e ci diamo tempo la possibilità di sentire e comprendere se ci sono le condizioni per lavorare insieme.

CAPIRE INSIEME LA SITUAZIONE
Il counseling psicologico è lo strumento degli psicologi per accompagnare, innanzitutto, a comprendere il malessere che si prova, dando parole e nomi alle emozioni, ai pensieri, ai meccanismi interni e alle modalità di relazione. In qualche modo è come posizionarsi su una mappa e avere più chiaro da dove si parte per iniziare un viaggio verso il cambiamento e che strade prendere per seguire la direzione che si desidera.
Circoscrivere insieme zone su cui si decide di provare a intervenire è un altro step che fa parte del “contratto” tra me e miei clienti: più condividiamo le intenzioni e i bisogni, più mettiamo le condizioni perché ciò su cui lavoreremo sia “prendibile” e porti a cambiamenti reali.
Non amo parlare di diagnosi, seppure la parola di per sé, per etimologia, indichi il “riconoscere attraverso”, ovvero semplificare la complessità attraverso variabili che ricorrono e permettono di dare nomi specifici a ciò che osserviamo.
Tuttavia, la parola diagnosi è culturalmente associata a patologia e preferisco parlare di funzionamenti e dis-funzionamenti dei nostri modi di essere e di stare in relazione. Se associamo il nostro malessere a malattia rischiamo di assumere una postura da malati, mentre ciò che serve di più è volgersi ad attivare le parti che funzionano bene e tutte le risorse di cui già disponiamo o che possiamo apprendere insieme.

COSA POSSIAMO FARE
Il counseling psicologico è uno spazio-tempo che accoglie il desiderio di fare un percorso di crescita personale per stare meglio con sé e nelle relazioni. A partire dalle diverse forme di malessere che possiamo sperimentare, e che possiamo capire ed esplorare insieme per prenderne piena consapevolezza (pensiamo a problemi di ansia, disturbi derivanti dallo stress, stati depressivi dell’umore, difficoltà a regolare la propria reattività…), il lavoro che propongo è quello di vedere e usare le risorse che abbiamo e imparare nuove strategie per regolare meglio i nostri stati emotivi/cognitivi/corporei.

Se le difficoltà riguardano le relazioni potremo esplorare insieme la struttura caratteriale e cogliere con maggiore chiarezza la coerenza di insieme del nostro modo di essere e stare con gli altri; potremo cogliere le aspettative profonde e il modo che abbiamo per affermarle o trattenerle, le convinzioni da cui si forma il modo di leggere la realtà e l’emozione che, più di tutte le altre, si attiva nelle situazioni di difficoltà e con cui occorre imparare a venire a patti.
Oggi si parla molto di dipendenze affettive: sapersi orientare nelle forme che assumono favorisce l’evoluzione verso forme di relazioni più soddisfacenti, che possono essere allenate nel lavoro on-to-one ma anche nella potente “palestra” del counseling di gruppo, che alcuni miei clienti sperimentano e da cui traggono grande beneficio.

E, infine, ma non per ultimi, possono accedere eventi critici che ci spiazzano e ribaltano le certezze e la familiarità cui siamo abituati. Essere accompagnati ad attraversare i momenti bui e dolorosi li rende un po’ più lievi. Ogni evento critico è una svolta che richiede nuovi equilibri che vanno ricostruiti con pazienza e fiducia.

LA DURATA E LA CADENZA
La durata dei percorsi è variabile, a seconda del ritmo personale e delle problematiche portate, ed è sempre stato importante per me rispettare il passo dei miei clienti.
La cadenza degli incontri è settimanale, per mantenere un buon contatto relazionale e con il lavoro che si sta facendo insieme. Ma non è una cadenza fissa, varia nel tempo e lo si decide insieme, man mano che si procede. Allentare il ritmo può essere utile per lasciare un tempo di elaborazione e sperimentazione di nuove modalità, o preparare gradualmente alla conclusione del percorso. Il tempo che intercorre tra gli incontri è spesso un tempo fertile, in cui i clienti osservano se stessi, le proprie dinamiche, i cambiamenti in corso e durante il quale, chi lo desidera, può scrivere e inviarmi ciò che scrive per condividere le proprie riflessioni.

IL LAVORO CON GLI ADOLESCENTI

CHI CHIEDE AIUTO
Accade che ci siano adolescenti che richiedono spontaneamente aiuto. In tal caso, previo consenso e un primo incontro con i genitori, inizio un percorso con modalità simili a quelle che propongo agli adulti: un primo colloquio, un tempo dedicato a capire quali siano le difficoltà e un tempo dedicato a lavorare insieme. Nelle premesse inziali il patto di alleanza prevede che io tuteli la privacy dei nostri incontri e che, nel caso ritenga, per fattori che lo richiedano, di coinvolgere i genitori, informi innanzitutto l’adolescente, accompagnandolo a cogliere il senso di una deviazione dalla riservatezza stretta tra noi.

Alcuni adolescenti, soprattutto in una fase inziale, prediligono gli incontri online; possono consentire un avvicinamento graduale, che non li porti troppo fuori dalla loro zona di confort.

In altre situazioni sono i genitori a chiedere aiuto per il proprio figlio/a. Si tratta, allora, di comprendere insieme se può essere sufficiente un lavoro con loro, soprattutto nel caso l’adolescente non abbia intenzione di iniziare alcun rapporto con un professionista. Un sostegno specificamente diretto a comprendere meglio le dinamiche del proprio/a figlio/a, rinforzando l’accettazione delle differenze e l'eventuale delusione di proprie aspettative, oppure un aiuto a rivedere le proprie strategie relazionali ed educative possono essere sufficienti a modificare la situazione di partenza.
Questo non esclude che nel tempo si possano fare incontri familiari per integrare meglio i nuovi apprendimenti e mettere a fuoco altri aspetti che restano di difficile gestione. Quello che conta, in tutti questi casi, è che l’adolescente non sia percepito e non si senta a sua volta IL problema, perché la visione che davvero può portare al cambiamento è una visione di insieme, mai separata.

QUALI SONO LE DIFFICOLTA’ CHE GLI ADOLESCENTI PORTANO
La velocità del nostro mondo contemporaneo ha, tra gli effetti, la difficoltà di riconoscere e comprendere appieno gli adolescenti di oggi attraverso la lente della nostra esperienza di adolescenti di ieri.
La digitalizzazione ha cambiato drasticamente la socialità dei nostri ragazzi, così come il primato dato alla sicurezza e alla privatizzazione delle nostre vite familiari. I ragazzi oggi crescono molto meno in branco, abitano mondi paralleli virtuali e una realtà relazionale che spesso si ferma alla dimensione scolastica. È senz’altro una generalizzazione, perché ci sono tante differenze, ma questi tratti acquisiscono effettivamente un peso nelle vite dei nostri ragazzi e determinano una crescente difficoltà a stare in relazione, a sentirsi accettati, ad ansie legate a un alto investimento proprio, e degli adulti attorno, al successo, scolastico ma non solo.
Oggi, tra le cose, piacere ed essere all’altezza sono fattori imprescindibili per sentire di avere un posto legittimo nel mondo e da cui si parte per autovalutarsi. Chi sente di averne le potenzialità, canalizza tante energie per affermarsi, ma sentendo che per poterci riuscire occorrono grandi sacrifici senza ricevere in cambio la certezza di esserne ripagati, perché tanto dipende dal giudizio altrui, dai “like”, per intenderci.
Chi parte dall’apparente svantaggio di avere una idea di sé più limitata, può rinunciare in partenza, e puntare su un ritiro che a volte risulta molto penoso, anche per i familiari.

Gli adolescenti chiedono ascolto ma non giudizio. Hanno bisogno di essere raggiunti dove sono, con rispetto e fiducia, perché possono avere, per primi, deposto la speranza di essere all’altezza delle situazioni.
Nella fase delicata in cui si trovano, di trasformazione tra una infanzia iperprotetta e un’età adulta incerta, non prefigurata come conquista desiderabile, l’adolescente può avere bisogno di imparare a immaginare, legittimarsi di esprimere la propria visione originale e allenarsi nel cercare soluzioni creative alle vicende quotidiane.

Mi piace lavorare con gli adolescenti, sono spesso una sorpresa affascinante, di cui possono essere poco o affatto consapevoli. Hanno abilità che non abbiamo noi adulti e riconoscerglielo è fonte di gratificazione e percezione di valore.
Sono, d’altro canto, ancora in una fase in cui le capacità di regolazione emotiva e comportamentale non sono ancora fisiologicamente maturate: se lasciamo andare la pretesa di un loro funzionamento ottimale oltre le reali possibilità, possiamo accompagnarli amorevolmente a imparare una migliore regolazione, facendo loro sperimentare situazioni di successo e un maggior benessere correlato.
E questo può valere soprattutto per chi, tra loro, ha più difficoltà a gestire la propria energia e tende a non controllare i propri impulsi, mettendo le basi a comportamenti potenzialmente dipendenti o dis-regolati. 

Per alcuni la grande difficoltà è il processo della separazione graduale dalle figure di riferimento adulte; e, strettamente connessa, la propria individuazione, l’affermazione, cioè, dei propri bisogni oltre a un copione, magari fortemente radicato, di risposta accondiscendente alle aspettative altrui. È il caso di quelle ragazze e di quei ragazzi che hanno sviluppato paure e insicurezze perché hanno sentito sempre di potersi appoggiarsi alle certezze degli adulti vicini, ma che, davanti alla porta aperta verso il mondo nella sua ampiezza, sentono una stretta allo stomaco e un senso di tradimento rispetto al legame speciale che li ha tenuti in vita fino ad allora. Il processo va accompagnato con delicatezza e gradualità, perché possano arrivare a darsi il permesso di andare, senza con questo rompere irreparabilmente legami, ma trasformandoli e sviluppando un proprio senso di radicamento e possibilità.

L’interculturalità, che caratterizza sempre più le nostre società, ci fa incontrare anche adolescenti che devono barcamenarsi tra culture diverse e, per certi o tanti aspetti, in conflitto: sono i figli di seconda generazione, che hanno a che fare con la sfida di conciliare l’appartenenza alla cultura familiare con il bisogno di integrarsi nell’ambiente in cui stanno crescendo, affermando sé e la propria sintesi di visione del mondo, non sempre ritenuta legittima. In questi casi il grado di sofferenza può essere molto acuto.

COME LAVORO CON GLI ADOLESCENTI
Il funzionamento corporeo, emotivo e cognitivo di un adolescente è diverso da quello di un adulto.
Lavorare con gli adolescenti mi richiede di non smettere di studiarlo e di tenerlo sempre presente.
Significa imparare linguaggi intermedi che aiutino a intendersi: le modalità di comunicazione sono determinanti per raggiungersi e aprire una possibilità di lavoro condiviso.
Anche i tempi e i ritmi vanno calibrati insieme: la velocità da una parte, cui sono abituati più di noi adulti, ma anche la lentezza di certi processi, che non serve forzare. L’equilibrio tra assecondare il loro movimento e offrire una tenuta del processo non è mai conquistato definitivamente: ma ho imparato che l’autenticità è un buon alleato e porsi alcune questioni insieme e negoziarle è una strategia efficace, in linea con l’intento di aiutarli a sviluppare una propria personale affermazione, che tenga conto anche dell’esistenza dell’Altro.

In generale non ho risposte chiuse da dare, né soluzioni pronte: è una ricerca condivisa, in cui offro la mia “sapienza” ed esperienza e mi faccio accanto per accompagnare. Il più delle volte noi tutti sappiamo, foss’anche inconsciamente, adolescenti inclusi, di cosa abbiamo bisogno per stare meglio: dobbiamo solo metterlo a fuoco e avere il coraggio di prenderlo in mano per farcene qualcosa.

IL LAVORO CON LE COPPIE

COSA RENDE DIFFICILE LA VITA DI COPPIA
Nella maggioranza dei casi sono le differenze caratteriali a rendere faticosa la vita di coppia: lingue diverse con cui si raccontano le stesse cose, lenti diversi con cui si leggono le situazioni e modi di reagire che si sentono incompatibili.
I pesi che si distribuiscono sulle cose della vita (lavoro, amicizie, sport, tempo per sé) possono essere diversamente bilanciati o cambiare nel tempo. Del carattere fanno parte anche le aspettative che si ripongono nella relazione e il modo di esprimere o di nascondere i propri bisogni. A volte si creano sproporzioni importanti nella percezione di quel che si sta dando nella relazione e di quello che si sta ricevendo.

Le fasi della relazione giocano una parte considerevole: il tempo modifica, nella più parte delle situazioni, l’intensità dei sentimenti, porta l’abitudine e cristallizza copioni, dentro cui ci si può sentire incastrati.
E così alcuni eventi, quali la nascita di un figlio, la morte di un genitore, la malattia, la perdita o il cambio del lavoro, decisioni su cui non si trova un accordo, possono modificare equilibri e portare disorientamento. Seppure le relazioni siano un gioco continuo di contatti, interruzioni del contatto e riparazioni, alcune rotture possono segnare profondamente la fiducia di uno o entrambi i partner.

CAMBIARE PROSPETTIVA
La scelta di una coppia di lavorare assieme a un professionista è una scelta coraggiosa: significa condividere uno spazio di intimità con qualcuno che non ne fa parte, ma anche percorrere una strada di ricerca che non si sa in partenza dove porterà e che richiede, in ogni caso, l’umiltà di aprirsi all’altro/a nella propria verità e fragilità.

La prima fase del lavoro è dedicata a comprendere e portare consapevolezza sulle dinamiche in atto.
La mia posizione offre il vantaggio di non pendere da nessuna parte, ma di riportare ogni volta lo sguardo comune sulla relazione e come si svolge e non su presunte colpe/responsabilità dell’uno o dell’altra.
Tutto è relazione: questa è la prospettiva che rende conto di quello che succede sul confine, su quello spazio in cui l’io e il tu della relazione diventano un NOI in relazione. Non è immediato assumere questa prospettiva di visione, ma, quando lo si impara, osservo che si fa strada un certo sollievo dal precedente rincorrere colpe e ricorrere a proiezioni sull’altro/a dei motivi alla base delle proprie reazioni.

L’Enneagramma è una mappa utilissima che facilita l’esperienza del provare a vestire i panni dell’altro/a e osservare il mondo e la relazione da quella prospettiva. È uno strumento di nuova e profonda conoscenza dei caratteri proprio e altrui, che offre a volte significati molto diversi da quelli che si erano sempre attribuiti a comportamenti e reazioni del partner.

RIPRISTINARE IL CONTATTO
Che nelle relazioni il contatto vada perduto non è un problema di per sé: le differenze di cui stavamo parlando, ma anche gli stati emotivi personali, o situazioni che mettono in stress, sono tra le cause più frequenti delle “interruzioni di contatto”.
Non si riesce a trovare una buona sintonia fino ad arrivare a un drastico allontanamento o a conflitti intensi.
Quel che logora è la frequenza con cui le interruzioni avvengono e, ancor più, la difficoltà a ripristinare il contatto.
Il lavoro che propongo alle coppie punta anche ad allenare e rafforzare la capacità di ripristinare il contatto, attraverso il corpo o la parola. In genere questo porta a rendere più flessibile l’adattamento reciproco e a dosare meglio tempi per sé e tempi per la relazione. Nell’intento di ripristinare il contatto occorre imparare a rispettare il tempo necessario e saper tollerare l’esperienza della solitudine, ingrediente necessario anche alla coppia.

DIPENDENZA, CODIPENDENZA, CONTRODIPENDENZA, INDIPENDENZA E INTERDIPENDENZA
Quando stiamo in piedi ci sentiamo stabili se abbiamo una buona aderenza al suolo (radicamento) e se il nostro baricentro è ben centrato. Nella dinamica relazionale ciascuno, metaforicamente, muove il proprio baricentro riuscendo più o meno a mantenere un buon equilibrio: si può essere troppo sbilanciati verso l’altro o, viceversa, non riuscire a protendersi per raggiungerlo. Nel lavoro che propongo esploro le parole attorno alla radice comune “dipendenza” per comprendere più a fondo come la coppia si sta muovendo. È sempre un viaggio importante e, per alcuni, di svolta in termini di consapevolezza e di sperimentazione di modalità più equilibrate.

Alessandra Di Minno

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