RABBIA E GESTI ANOMALI [BLOG G24]

Potevano essere i miei figli. Dodici anni, una femmina e un maschio e una vita davanti.
L’infida trappola di sentirsi al sicuro, tra le mani del proprio padre, e la terra che si spacca sotto i piedi, trascinando tutti in una voragine senza fondo. Sgomento, da qualsiasi parte io mi metta, provo solo sgomento.

Ricordo lo tsunami nell’inverno del 2004. Dallo schermo delle nostre case guardavamo inorriditi le spiagge di Thailandia. Avevo scoperto che lo tsunami arriva da molto lontano: è il risveglio sordo di terremoti in profondità o di vulcani dati per spenti. È energia accumulata e compressa che si erige verticale: un mostro potente che si gonfia e si schianta, spazzando vite e distruggendo case. Una furia cieca, imprevedibile e improvvisa.
Era una brava persona, si dice poi. È un vicino, un amico, un viso che sorride e che saluta gentile.
In realtà è un’onda dalla storia lunga e lenta, un processo millenario. Come quei gesti estremi organizzati, premeditati e impregnati di rabbia; ma una rabbia vestita di certe idee, feroci e velenose, che la trasformano in odio, sistematico o occasionale.

Eccolo, lo tsunami di questi giorni: una famiglia distrutta da una rabbia tracimata.
Un gesto anomalo su cui è stato detto già tanto ed io non ne allungherò la fila.
Sulla rabbia, invece, vorrei dire qualcosa.
Ci lavoro ogni giorno: mi viene confessata e affidata. Svuotata, come malloppo debordante, per essere ascoltata, capita, e non giudicata. Spesso, molto più spesso, nascosta in qualche sintomo stravagante che non dà pace, come la bestia nel suo castello: un’eco che arriva ovunque, nei muscoli contratti, nelle idee irrigidite e in un’inquietudine che si sente colpevole. Con tutte le sfumature possibili, c’è chi con la rabbia ci vive e chi dalla rabbia scappa via.

Eppure la rabbia è energia. È affermazione di sé. È protezione e diritto, è sfida e determinazione.
È un colore base, una materia prima, è vita che scorre. E se non scorre, è perché è bloccata, non perché non c’è.  
Ma questo non ci viene insegnato perché la rabbia è potere e il potere fa paura.
Eravamo bambini che battono, corrono, gridano, protestano, con la sapienza innata del corpo che siamo.
Ma avevamo un coro attorno: Cosa ti arrabbi a fare?! Ma sei sempre arrabbiato! Sei stata propria cattiva!
Un logorante stillicidio di messaggi contro, che tacciano e additano, confondendo la rabbia con qualcosa che non è.
Così, per bisogno di amore e approvazione, abbiamo disimparato e rinunciato. Senza conoscerne l’inganno.
Perchè la fisica insegna e ammonisce: ogni forza, se compressa, si carica, spinge, si oppone e, al suo limite, rompe.
Che “rompa” un altro essere umano o distrugga un organo del corpo fa la differenza, certo, ma è segno, comunque, di qualcosa che non va e che non segue il suo corso naturale.

E allora c’è qualcosa che ho imparato e che, ora, appena posso, provo a insegnare.

La rabbia va scaricata.
Una messa a terra indispensabile e sicura.
Se scarichiamo, e non accumuliamo, la rabbia di danni non ne fa.
Basta un tappeto, una palla, un cuscino, un prato solitario, uno straccio, della carta.
E noi, col nostro corpo e con i tutti i modi che sapremo inventarci, senza farci del male.
Gridando, saltando, correndo, battendo, in mezzo agli altri, per conto nostro, forte o un po’ più piano, sentendola vibrare, come vita, e poi sciogliersi, acquietata.
C’è un permesso da darsi, un tabù da infrangere, coriaceo e spaventato; per questo farlo insieme è più facile, in gruppo è anche giocoso, sempre è liberatorio.

La rabbia va regolata.
Perché, come tutto, la rabbia nasce in relazione a qualcuno o a qualcosa e non è mai un fatto solo nostro. Si sparge attorno fino a colpire, con parole o gesti, a volte con silenzi, pesanti e rimbalzanti o con mancanze che feriscono e puniscono. E meno è consapevole, meno è governata.
Immaginiamo di avere una manopola del volume e di poterne abbassare i toni alti e alzare quelli bassi.
Dandoci tempo, portandoci attenzione, dialogando e integrando con idee e le altre emozioni.
Si impara, si può, ce lo dovrebbero insegnare. Più, o prima almeno, di far di conto e di studiare.

Di gesti anomali ce ne saranno sempre. Sono combinazioni crudeli di una cultura che ci separa dalla natura.  
Ma tutto il resto è in mano nostra. Tutto il resto è responsabilità, nel piccolo delle nostre vite e nei cerchi più larghi dell’educazione, nelle scelte sociali e nelle posture relazionali.

Occorre essere esperti della rabbia. Occorre essere intelligenti nelle emozioni ed emotivi nelle ragioni.
A buttarle in cantina o scagliarle incuranti ci perdiamo, sempre, in umanità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Alessandra Di Minno

© 2020 All Rights Reserved www.alessandradiminno.it
Alessandra Di Minno | Via Pasquale Fornari, 46 20146 Milano (MI)
PI 06673660962 CF DSMNLSN68H58F205G
Iscrizione ALBO sezione A n. 03/12779
Iscrizione Assocounseling A1713-2015
Privacy Policy
Cookies Policy
Web design by Gdmtech