[BLOG G9] Raccontare la morte

Ci giravo attorno da un po’ come un’anima inquieta, ma oggi mi hanno messo tra le mani un dolore e sono restata lì, accanto. La morte va condivisa perché ha un peso che non si porta da soli.

Si muore di tante cose e tutti ne sappiamo qualcosa.
Se c’è un fatto certo e naturale, più ancora della vita, è la morte: quando qualcosa inizia, poi, finisce.
Eppure, ogni volta, guardiamo increduli, come se nessuno ci avesse avvisati.

In questi mesi la morte ha avuto un non so che di irreale.
Era confinata dietro un vetro, un suono lontanissimo e immagini sfuocate.
Erano numeri. Salivano e noi giù in discesa, su una bici senza freni, coi piedi che non sapevano opporsi alla corsa.
Poi hanno rallentato e, in tanti, dalla bici, siamo scesi; ma con un senso di vertigine che ancora mi stordisce.

Quando il respiro di mio padre si è fatto sempre più lieve fino a ridursi a un niente, io ero lì, mano nella sua mano, col suono melodico del mantra buddista di mio fratello.
Il battito spariva dolcemente, il volto concentrato sul da farsi per attraversare quegli ultimi metri di vita, nessuna distrazione possibile, solo un silenzio sacro e denso.
Fine. Arriva così, senza chiedere il permesso. Un attimo di sospensione e poi un istante preciso dove quel cerchio si chiude e non si sa dove verrà messo.
E poi uno scroscio irrefrenabile di pianto, acqua che purifica, gioia forse, un dolore straziante che si prende il proprio diritto. Assomigliava a quello, altrettanto irrefrenabile, scappato fuori al primo vagito dei miei due figli, a distanza di un minuto tra loro. Vita e morte.
Non era solo e mi piace pensare che lo sentisse. Le nostre mani calde si alternavano per tenerlo al sicuro, ma mai troppo strette, perché sentisse che poteva andare.
Ci accompagnavamo a vicenda perché non eravamo pronti, non lo si è mai.
Non un istante ho tolto gli occhi dal suo volto in quelle ore, non volevo perdermi ogni minimo accenno e nemmeno rinunciare a fissarmi ogni dettaglio per non dimenticare.
Ci siamo dati tempo, ore, ce lo hanno dato medici e infermieri con le loro presenze discrete e un’abitudine alla morte che mi infondeva tranquillità.

Oggi chi è morto è morto solo e chi non ha potuto essere lì accanto, e lo avrebbe voluto, era solo e anche colpevole.
L’assenza è una mancanza e non sente ragioni.
Una morte senza saluto non è una morte piena, resta avvolta in un dubbio mai confessato, nemmeno a sé stessi.
Non dà prova di sé una morte senza un corpo da cui congedarsi e da accarezzare per l’ultima volta.
È una morte sospesa, in attesa di capire se qualcuno la saprà vedere e riprendere il filo di un discorso interrotto.
Nessun rito possibile, nemmeno parole per raccontare o storie da leggere ad alta voce perché altri le sentano e portino il peso insieme. La morte va raccontata per potersela raccontare dentro.

Chissà se ci ha uccisi più il virus o quella solitudine estrema.
Chissà se da quegli sguardi mascherati sono arrivate carezze necessarie per lasciarsi andare.
Siamo stati privati dei diritti più preziosi, con un’emergenza che non guardava in faccia e correva dritta.

Ricordo lo studio di mio padre gremito di persone; alle pareti della sua stanza, col tavolo imponente e il tappeto di lana sotto i piedi che non sarebbero mai più arrivati, avevamo appeso messaggi di commiato e di ringraziamento per quello che lui era stato. Una dolce cantilena, quelle parole, una ninna nanna per cullare il mio dolore.

Facciamolo adesso. Facciamoci attorno. Celebriamo riti, quali che siano.
Non dimentichiamo chi è morto e chi è rimasto.
La morte schiacciata in un angolo privato e nascosto è un dolore non sopportabile.
Alla morte va regalato il tempo del saluto: solo così possiamo fare spazio dentro e conservare amorevolmente.

È sera.
Mi accingo a spegnere questo giorno, sentendo questo gusto agrodolce che mi resta addosso.
Il cane bianco e il cane nero sonnecchiano schiena schiena.
I ragazzi si aggirano per casa che tanto al mattino possiamo dormire.
Mia moglie poggia il libro, sorride e tutto si fa più lieve.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Alessandra Di Minno

© 2020 All Rights Reserved www.alessandradiminno.it
Alessandra Di Minno | Via Pasquale Fornari, 46 20146 Milano (MI)
PI 06673660962 CF DSMNLSN68H58F205G
Iscrizione ALBO sezione A n. 03/12779
Iscrizione Assocounseling A1713-2015
Privacy Policy
Cookies Policy
Web design by Gdmtech