[La possibilità di uscire dagli schemi BLOG G37]

Arietty è una fanciulla alta pochissimi centimetri, che appartiene alla famiglia dei “prendinprestito” e vive nascostamente negli anfratti, fra i muri e sotto il pavimento di una casa di umani, servendosi delle loro cose dismesse. 
E, ovviamente, ha il divieto genitoriale di uscire essendo, gli umani, assai pericolosi.
Per chi non lo sapesse, Arietty è il personaggio di un film di animazione del regista giapponese Miyazaki.

Sogno, da allora, da quando eravamo tutti e quattro sul divano in un incantato silenzio, di vivere un giorno con quelle minuscole dimensioni. 
Adesso mi pare un buon momento. Non posso rimpicciolirmi, questo è un fatto. Però posso immaginarlo: questa è una possibilità.
E, comunque, voglio provarlo proprio ora, che mi vedo nuovamente confinata, senza poter uscire se non col contagocce, e alle prese con un perimetro di quotidianità concentrata. Come lei.
Quel che posso fantasticare, allora, è di guardare da quelle prospettive inedite.

Perché, se non cambio posto, è difficile capirci qualcosa.
La vita è quello che noi guardiamo e come lo guardiamo: se limitiamo troppo l’apertura dello sguardo ce ne prendiamo solo una fettina piccola. Ed è un peccato.

La casa di Arietty è un mondo riciclato di cose dismesse. 
Un riadattamento a nuovo uso di piccoli e grandi oggetti di vita quotidiana. 
Ma le occorre quel tocco creativo e adattivo di cui ho assai bisogno anch’io.

O ri-edito il mio quotidiano in qualche versione vivibile e sostenibile o, per dirla senza troppi giri, non ci passa più.
Questo lungo autunno-inverno, intendo, dai risvolti incerti e, diciamolo, poco promettenti.
Ma di ogni necessità, virtù.

Quindi, oggi lo ribadisco, via al riciclo e alla fantasia.
Sistemo un canestro da casa e ci procuriamo una palla di spugna. Di tanto in tanto si fanno quattro tiri, si compete un po’, che fa bene, ci si sgranchisce dall’eccesso di schermo, ci si intrattiene insieme.

Idem con il tavolo della cucina: una rete da pochi soldi lo trasforma in un mini-campo da ping pong e si presta per altre sfide. Potrei optare per un pungiball per scaricare i fastidi di troppo, di una tela sulla parete per tratteggiare qualche altro stato d’animo, di un hobby dimenticato per intercalare le ore di studio e lavoro.
Tutto previene o contiene le picchiate emotive e il nervosismo compresso.

prendimprestito hanno l’occhio scaltro e non perdono occasioni.
Si tratta, come loro, di uscire dagli schemi e immaginarne degli altri.

La casa di Arietty ha un divieto che incombe: non si può uscire perché incontrare gli umani è un rischio per la vita.  
Qualcosa di noto, direi.
Però, lei, gli umani li sbircia appena può.
Ha un irrefrenabile curiosità e attrazione per quella diversità sfacciata e quelle misure imponenti.

Nella lunga fila di complottisti, negazionisti, idealisti, reazionari, inflessibili, lamentosi, litigiosi e scienziati dell’ultima ora diciamoci pure che la curiosità ha un bel da fare per convincerci che ne vale la pena.
Io, lo confesso, a volte ho solo voglia di spegnere tutti i sensi e ritirarmi in una casa nel bosco sconnessa da qualsiasi media.

Eppure.
La piccoletta del film non si fa ingannare dalle apparenze. 
Persevera e osa, sguscia via e incontra quel suo nuovo amico, molti centimetri più alto di lei, tuffandosi in una magia.
Quella, sempre a portata di mano, dell’incontro con l’Altro.

Non spoilero la trama.
Mi basta dire che, se fossi piccola così, mi metterei sulle spalle di tutti e non baderei a quello che dicono. 
Mi godrei, piuttosto, piccoli dettagli di espressione: un sorriso nascosto, un sopracciglio invisibilmente inarcuato, un angolo della bocca tendente al basso, un piglio buffo e così via. Cercherei di carpire gli umori, i timori, le fantasie nascoste e le lacrime arretrate. Sposterei il superfluo per cercarmi il nocciolo. 
Così facendo è probabile che non sembreremmo così diversi. O che la diversità apparirebbe sotto altra luce.

Non si vede bene che col cuore – diceva un altro piccoletto di fantasia. – L’essenziale è invisibile agli occhi”.
Intendeva gli occhi della ragione. Tanto necessari quanto tiranni, se finiscono per essere l’unico metro di misura di cui disponiamo.
Se metà America ha votato Trump io non posso pensare, seppure lo pensi, che con metà America non ho nulla a che spartire. 
E così mi sono anche dichiarata…

Ci spartisco un mondo, incidentalmente. Ci spartisco lo stesso destino, la stessa origine, la stessa umanità. 
Dunque, o cambio angolazione o passiamo le giornate a tirarci dietro improperi perché pensiamo e facciamo cose diverse. A partire dal tenere su o meno la mascherina.
A partire da questi prossimi mesi, che saranno molto ma molto più duri se non sapremo andare oltre questa ostinata e perenne divisione e ce la litigheremo di continuo. 

Guardatevi il film, se potete. È bello.
E noi abbiamo bisogno di poesia e di possibilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Alessandra Di Minno

© 2020 All Rights Reserved www.alessandradiminno.it
Alessandra Di Minno | Via Pasquale Fornari, 46 20146 Milano (MI)
PI 06673660962 CF DSMNLSN68H58F205G
Iscrizione ALBO sezione A n. 03/12779
Iscrizione Assocounseling A1713-2015
Privacy Policy
Cookies Policy
Web design by Gdmtech